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Roma

Pantheon di Roma, cosa guardare dentro

Un buco aperto nel tetto, senza vetro né grata: perché la cupola del Pantheon incuriosisce ancora gli ingegneri, e cosa guardare dentro.

Facciata del Pantheon di Roma con le colonne di granito del pronao

Entri da un portone di bronzo enorme, lasci alle spalle una piazzetta rumorosa di turisti e tavolini di caffè, e all'improvviso ti trovi sotto un soffitto rotondo con un buco aperto verso il cielo. Senza vetro, senza grata, senza niente. Se fuori piove, piove anche dentro, e nessuno corre a ripararsi, perché l'acqua scorre via da uno scarico discreto nel pavimento, pensato apposta per questo quasi duemila anni fa.

Quel buco si chiama oculo, ed è solo il primo dei dettagli che rendono il Pantheon uno degli edifici più studiati al mondo. Il resto merita un po' più di attenzione, perché quello che hai davanti non è un solo monumento: sono almeno tre storie diverse, sovrapposte nello stesso spazio, come studiare prima di viaggiare cambia ciò che vedi descrive per qualsiasi edificio antico di Roma.

L'oculo: l'unica luce, e cade dove vuole

L'oculo ha circa nove metri di diametro ed è l'unica fonte di luce di tutto l'interno. Non c'è illuminazione artificiale nascosta, non c'è nessun'altra finestra. Nel corso della giornata, il cerchio di luce che proietta si sposta sul pavimento e sulle pareti come un enorme orologio solare, e in certe date dell'anno si allinea esattamente con la porta d'ingresso. Restare fermi sotto di lui, guardando in alto, è l'esperienza che riassume l'intero edificio: un soffitto chiuso che si rifiuta di chiudersi del tutto.

Una cupola che nessuno ha superato per quasi duemila anni

La cupola ha 43,3 metri di diametro, e la distanza dal pavimento alla sommità è esattamente la stessa misura. Se immaginassi una sfera perfetta dentro lo spazio, toccherebbe allo stesso tempo il pavimento, il soffitto e le pareti. È calcestruzzo semplice, senza armatura metallica, e per oltre mille e ottocento anni è rimasta la cupola più grande di questo tipo mai costruita al mondo, un record che solo secoli di ingegneria dopo sono riusciti a eguagliare. Osservare i cassettoni, i riquadri che si assottigliano man mano che salgono verso l'oculo, aiuta a capire il trucco: alleggeriscono il peso della struttura senza indebolirla, e il materiale della cupola diventa più leggero via via che sale.

Le colonne arrivate dall'Egitto

Prima di entrare, vale la pena fermarsi un istante nel pronao. Le sedici colonne sono di granito egiziano, ricavate ciascuna da un unico blocco di pietra, senza giunture, trasportate via mare e via fiume da una cava a migliaia di chilometri di distanza. È un dettaglio facile da trascurare, ma è quello che spiega perché il Pantheon sia costato quello che è costato: trasportare una colonna intera di quelle dimensioni, senza romperla, era un'impresa logistica grande quanto quella di innalzare poi la cupola.

L'iscrizione che inganna tutti

Sulla facciata, incisa in lettere enormi, un'iscrizione attribuisce l'edificio a Marco Agrippa, generale e genero dell'imperatore Augusto. È vero, in parte: Agrippa costruì il primo Pantheon, già nel I secolo a.C., ma un incendio ne distrusse buona parte, e fu l'imperatore Adriano a erigere la versione che stai vedendo, tra il 118 e il 125 d.C. Adriano aveva l'abitudine di non mettere il proprio nome sugli edifici che faceva costruire, e per questo mantenne sulla nuova facciata l'iscrizione originale di Agrippa. Il risultato è che, da secoli, chi legge l'iscrizione attribuisce ad Agrippa una cupola che lui non arrivò mai a vedere.

Da tempio pagano a chiesa: perché è sopravvissuto intero

La maggior parte dei templi romani è diventata rovina o cava di materiale: dopo che la religione pagana perse forza, i suoi marmi furono riutilizzati in altre costruzioni. Il Pantheon è sfuggito a questo destino perché, nel 609, l'imperatore bizantino Foca donò l'edificio a papa Bonifacio IV, che lo consacrò come chiesa cristiana dedicata a Santa Maria e ai Martiri, Santa Maria ad Martyres. Da quel momento, nessuno aveva più motivo di smontarlo: un edificio in uso, con un culto attivo, non diventa materiale da costruzione. È per questo che il Pantheon è arrivato fino a oggi praticamente intero, mentre tanto altro intorno è diventato rovina.

Chi è sepolto lì dentro

Il Pantheon funziona anche come un piccolo pantheon di persone reali, nel senso letterale della parola: vi sono sepolti il pittore Raffaello Sanzio, morto nel 1520, e anche i primi re dell'Italia unificata, Vittorio Emanuele II e Umberto I. Vedere la tomba di Raffaello dentro un tempio del II secolo ricostruito nel II secolo dopo Cristo è una buona sintesi di ciò che Roma fa in continuazione: usare lo stesso spazio per custodire strati di tempo che, in qualsiasi altra città, starebbero in edifici separati. È un contrasto da tenere presente quando visiterai poi la Basilica di San Pietro, costruita secoli dopo da zero, e non per conversione di un tempio pagano.

Prima di entrare nel Pantheon

Se vuoi entrare già sapendo distinguere i tre strati, il tempio di Agrippa, la cupola di Adriano e la chiesa del 609, senza dipendere da un unico cartello sulla parete, è proprio questo tipo di lettura che una consulenza pre-viaggio prepara in anticipo, o che un'esperienza con guida offre dal vivo, sotto lo stesso oculo. Funziona sia per chi viaggia da solo sia per gruppi fino a sei persone, sempre al tuo ritmo, mai a quello di una gita affrettata.

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