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Leggende di Roma: i fantasmi e chi erano davvero

Le leggende di fantasmi che Roma racconta da secoli e le persone reali dietro di esse: Beatrice Cenci, Donna Olimpia, Nerone e il boia Mastro Titta.

Roma ha quasi tremila anni, e una città che ha vissuto tanto accumula morti illustri, delitti famosi e ingiustizie che il popolo non ha mai digerito. Da questa materia nascono le leggende di fantasmi che i romani si tramandano da secoli. La cosa curiosa è che quasi tutte hanno alle spalle una persona in carne e ossa, con una data di nascita e un processo in archivio.

Beatrice Cenci, la ragazza che Roma non ha dimenticato

Beatrice nacque nel 1577, figlia del conte Francesco Cenci, un nobile ricco e violento che maltrattava la famiglia. Nel 1598 lei, la matrigna e i fratelli uccisero il padre e cercarono di far passare la morte per un incidente. Il delitto fu scoperto, gli accusati confessarono sotto tortura e papa Clemente VIII negò la clemenza che il popolo romano chiedeva. L'11 settembre 1599 Beatrice fu decapitata davanti alla folla, a 22 anni.

La città ne fece il simbolo di una giustizia crudele. Un ritratto attribuito a Guido Reni ispirò Shelley e Stendhal a scrivere di lei. E la leggenda vuole che ogni anno, nella notte che precede l'anniversario dell'esecuzione, una ragazza torni con la testa mozzata tra le mani.

Donna Olimpia, la donna che comandava il papa

Olimpia Maidalchini sposò il fratello maggiore del futuro papa Innocenzo X e, dopo l'elezione del cognato, diventò la persona più influente della corte. Quando si liberava una carica, nulla si decideva senza di lei, e Roma cominciò a chiamarla la papessa. Alla morte del papa, nel gennaio 1655, cronisti ostili raccontarono che lei portò via due casse d'oro da sotto il letto del pontefice e, per non pagare il funerale, si dichiarò una povera vedova. Allontanata da Roma dal nuovo papa, morì di peste due anni dopo.

La leggenda non l'ha perdonata: nella notte dell'anniversario della morte del papa, si dice, una carrozza nera in fiamme, carica d'oro, attraversa la città a tutta velocità, con Donna Olimpia a bordo, fino a sparire nel Tevere.

Nerone e Mastro Titta, l'imperatore e il boia

Nerone si tolse la vita nel 68 d.C., dichiarato nemico pubblico dal Senato. Secondo Svetonio, le nutrici e l'antica amante Atte deposero i resti nel sepolcro della famiglia paterna. Secoli dopo, racconta la tradizione, sopra quella tomba crebbe un enorme noce, dove si radunavano demoni che tormentavano i passanti, finché un papa fece abbattere l'albero e gettare nel Tevere i resti dell'imperatore.

Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, fu il boia ufficiale dello Stato Pontificio per quasi settant'anni, dal 1796, e annotò più di cinquecento esecuzioni. Nel tempo libero fabbricava ombrelli. Charles Dickens assistette a una di quelle esecuzioni nel 1845. La leggenda lo vede prima dell'alba, avvolto in un mantello scarlatto, mentre offre una presa di tabacco a chi incrocia la strada.

Vedere più di quanto si veda da soli

Dove appare ciascuno, la guida lo racconta lungo il cammino. Nel tour Fantasmi di Roma di notte ascolti storie come queste nelle strade dove sono nate, distinguendo ciò che dice la leggenda da ciò che accadde davvero, con il trasporto incluso e il silenzio della notte come scenario. È la Roma che il giorno non mostra, raccontata da chi ne conosce ogni dettaglio.

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